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lunedì 17 novembre 2008

Sono felice come... un verme!

Ieri ho partecipato al bazar benefico del gruppo dei Cattolici Giapponesi a Roma e ho incontrato il mio amico Paolo, scultore e orticultore molto raffinato. Paolo ha un bel terreno con un ampio orto nel quale coltiva diverse varietà di vegetali Giapponesi ed Europei da foglia e da tubero. All'ingresso dell'orto ha due piccoli cumuli dove vanno a finire gli scarti vegetali della cucina e le verdure e i frutti o troppo maturi o troppo bacati per essere consumati. In questi cumuli vive una colonia di vermetti operosi da più di vent'anni. Paolo mi ha raccontato che venti o trenta anni fa erano abbastanza famosi tra gli orticultori e che poi si è persa l'usanza.

giovedì 7 agosto 2008

Gli orti di guerra

Mi rendo conto che l'argomento non è dei più divertenti ma nell'ultima settimana ho sentito spesso parlare di orti di guerra e ho deciso di documentarmi. Un mio collega ha tirato fuori l'argomento chiedendomi un consiglio su come trasformare il suo piccolo giardinetto in un "orto di guerra". Secondo lui ci troviamo in una situazione analoga a quella che ha fatto nascere gli "orti di guerra" in italia durante la seconda guerra mondiale.
La foto in bianco e nero ritrae appunto un "orto di guerra" realizzato durante la seconda guerra mondiale a piazza Venezia a Roma. Poi, lo scorso 1 Agosto, il mio food-ologo preferito, Mark Bittman, nel suo blog Bitten, parlando dell'orto impiantato davanti il palazzo comunale della città di San Francisco (USA), mi ha fatto conoscere i "Victory Gardens".


L'immagine a colori riporta un poster USA stampato durante la seconda guerra mondiale che invita a impiantare victory garden per "dar da mangiare alla patria".
E allora? Direte voi. Ebbene, ..., anch'io ho un "orto di guerra". Il mio è nato dalle seguenti esigenze distinte:
  • poter disporre di un quantitativo di verdure decoroso senza per questo dover accendere un altro mutuo ipotecario oltre a quello già acceso per acquistare l'abitazione dove vivo;
  • risentire i profumi che credevo spariti per sempre come quello del pomodoro maturo e del basilico appena colto;
  • riprovare i sapori oramai demodé di melanzane piccantelle e amarognole e broccoletti pungenti.

venerdì 14 dicembre 2007

La ribollita di Bianca di Terontola della Val di Chiana

Ci siamo! Il mio orto invernale comincia a darmi le prime soddisfazioni. Il cavolo nero è abbastanza grande per cimarlo. Le foglie laterali più grandi sono stata già attaccate dai mangiatori di foglie. D'altra parte non mi piace usare troppi veleni nel mio orto. Con le cime del cavolo nero possiamo fare la ribollita. Per usare le foglie è meglio aspettare le prime gelate perché si addolciscano.

Pasta e broccoli in brodo di arzilla

Questo è il primo anno che provo a coltivare l'orto in inverno. Viviamo in questa casa da quasi quattro anni e in inverno il mio orto è sempre stato piuttosto triste. Quest'anno, anche a causa dei costi esagerati delle verdure, ho piantato un bel pò di verdure invernali. In un precedente post mi sono già vantato del mio cavolo nero toscano che mi ha già regalato l'occasione di una buona ribollita come mi ha insegnato a fare la cara Bianca. Oggi ho visto che uno dei broccoli romani è cresciuto abbastanza.
L'arzilla, o razza per i non romani, era un pesce molto economico che i pescatori ributtavano anche in mare quando se lo trovavano impigliato nelle reti. Quando arrivava nei mercati veniva venduto a poco a causa della sua scarsa resa e delle carni stoppacciose. A Roma, dove la cucina tradizionale è una cucina fatta con ingredienti poveri, gli scarti dei nobili e del clero, questo pesce è stata nobilitato nel piatto che vorrei cucinare domani: " La pasta e broccoli in brodo di arzilla".